We’re only in it for the likes

Questo non è un post ragionato; è un puzzle con vari elementi che, se messi insieme in un certo modo, vi daranno un’immagine del mondo del lavoro giovanile e non in Italia che vi farà capire meglio perché c’è gente che continua a lavorare gratis, o quasi, nel campo dell’editoria e in altri campi percepiti come fichi e quindi dispensatori di ficaggine riflessa.

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Definizione di volontariato presa da Wikipedia:

Il volontariato è un’attività di aiuto e di sostegno messa in atto da soggetti privati, generalmente in modo gratuito, per varie ragioni che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismofilantropia o di qualsiasi altra natura.

Tra le altre possibili ragioni, il dizionario online Sabatini Coletti dà anche:

Lavoro volontario, non regolarmente retribuito, che viene prestato per acquisire la pratica necessaria all’esercizio di una professione

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Spot per invitare le persone a prestare opera di volontariato all’Expo di Milano del 2015



Spot per invitare le persone a prestare opera di volontariato alle Olimpiadi di Londra del 2012

Le differenze tra i messaggi contenuti in questi due video sono sufficienti per una tesi di dottorato in scienze della comunicazione o in scienze politiche.

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Analogie tra il contenuto dello spot dell’Expo e i messaggi espressi o sottintesi con cui gli editori possono fare leva sui traduttori*:

Il tuo wall sarà pieno di post -> Il tuo wall sarà pieno di post sul libro che stai traducendo. Brillerai di ficaggine riflessa!

Sarai seguito da milioni di persone -> nel campo dell’editoria milioni si riduce a decine, ma comunque queste persone sapranno quanto sei fico perché lavori (…) nel meraviglioso mondo dell’editoria!

Avrai tanti mi piace -> che te ne fai dei soldi quando ci sono i mi piace?

Troverai nuovi collegamenti -> lavorare gratis o quasi per un editore ti porterà altro lavoro. Probabilmente pagato una miseria. Ma cosa importa? Ci sono i like a darti quello che i soldi non potranno mai comprare!

Ma soprattutto farai tutto questo per davvero -> Il nome è scritto davvero sul frontespizio di un libro vero! Anzi in copertina! Lo vedete? È il mio nome! Non mi hanno (ancora) pagato e so che non hanno pagato altri colleghi, ma cavolo, c’è il mio nome, il curriculum, la visibilità, i contatti, i like! I like!

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Ora ci vorrebbe un bel discorso argomentato da parte di un esperto di comunicazione, quale io non sono. Mi auguro vivamente che qualcuno (penso a Giovanna Cosenza, per esempio) analizzi per bene i motivi per cui lo spot dell’Expo è un esempio di tutto quello che non si deve fare nel campo della comunicazione e della richiesta di prestazione d’opera, volontaria o retribuita che sia.
Io la butto sul gioco. Avete gli elementi del puzzle, provate a metterli insieme, per avere qualche minuto di svago sotto l’ombrellone. Buon divertimento!**

*Sostituite pure editore e traduttore con qualsiasi accoppiata datore di lavoro-prestatore d’opera di un campo lavorativo percepito come dispensatore di ficaggine riflessa.
** Attenzione, questo gioco può indurre voglia di emigrare.

3 thoughts on “We’re only in it for the likes

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