Tradurre La guerra contro i cliché di Martin Amis

Vaccheria Nardi - Tiburtino Terzo, Roma

Vaccheria Nardi – Tiburtino Terzo, Roma

È appena uscita per Einaudi una raccolta di saggi letterari di Martin Amis dal titolo La guerra contro i cliché. In effetti, i pezzi qui contenuti sarebbero articoli, recensioni e interviste che Amis ha scritto nell’arco di una trentina d’anni per quotidiani e riviste – e che in inglese sono stati già tutti raccolti in tre diversi volumi: The Moronic Inferno, Visiting Mrs Nabokov e The War Against Clichés, – più un articolo uscito sul Guardian per la morte di J.G. Ballard, suo mentore amato e odiato e vecchio amico di famiglia. Sarebbero articoli, dicevo, ma del saggio letterario questi pezzi hanno l’ampiezza, il respiro, la profondità.Per Amis non si può fare una recensione senza citare brani del libro di cui si sta parlando:

Bisogna procedere per citazioni. La citazione è l’unica prova tangibile che il recensore ha a sua disposizione. O semitangibile. In ogni caso, senza le citazioni la critica è solo il monologo di un cliente in fila in un negozio.

Citazioni. Ce ne sono un’infinità in questo libro. A volte sono anche frasette minuscole, di due o tre parole. Spesso non apertamente segnalate come citazioni. Quando traducendo incontriamo una citazione tratta da un altro libro, c’è una regola non scritta che tutti noi traduttori e redattori tendiamo a rispettare e far rispettare, e la regola è questa: sempre utilizzare una traduzione italiana già pubblicata. Se ne esistono diverse, utilizzare la più recente e/o la migliore e, nel caso le traduzioni siano state pubblicate anche dalla casa editrice per cui stai traducendo, utilizzare quelle. A questo punto chi di voi non traduce o non conosce personalmente traduttori non starà pensando niente di particolare o al massimo “ah bene, un terzo del lavoro è stato già svolto da altri, meno fatica per te”. Chi di voi traduce o conosce bene un traduttore mi sarà vicino col pensiero. Le difficoltà del dover reperire le citazioni originali sono fondamentalmente tre. Ora le elencherò e illustrerò anche alcuni modi in cui le ho superate. La prima difficoltà è naturalmente reperire i testi in questione. Ora, Roma avrà tanti difetti e sarà una città per molti versi invivibile, ma se c’è un’oasi di bellezza ed efficienza scandinava, questa la trovate nelle biblioteche comunali. Con il prestito interbibliotecario, e spesso direttamente nella biblioteca vicino casa mia, la meravigliosa Vaccheria Nardi (se non l’avete mai visitata andateci: un gioiello in mezzo al nulla tiburtino) mi sono procurata una buona fetta dei libri che mi servivano. Vari testi li ho trovati anche nella insospettabilmente fornita biblioteca Papillon di Rebibbia-Nuovo Complesso, dove insegno, e che fa sempre parte del circuito delle Biblioteche di Roma (ma è esclusa, purtroppo, dal prestito interbibliotecario: anche i libri, lì dentro, sono reclusi o quanto meno a regime di custodia attenuata). Ma una volta reperiti i libri, ecco la seconda difficoltà: trovare il punto esatto in cui compare la citazione. E la difficoltà della ricerca è stata inversamente proporzionale alla lunghezza del pezzo citato. A volte Amis citava singole parole. Vattele a pesca, le singole parole, all’interno di un libro. Come ho fatto? 1) Cercavo su google books il pezzo originale, per capire più o meno il punto in cui si trovava nel libro. Percentuale di successo: 90%. 2) Cercavo su google libri il libro tradotto in italiano e l’80% delle volte non lo trovavo o il pezzo che cercavo non era riportato. E qui partiva il momento 3) la ricerca all’interno del libro cartaceo che sfogliavo, prendendo come punti di riferimento capoversi, segni grafici vari, titoli di capitoli, cose insomma che rendessero la ricerca meno lunga e laboriosa. Ma confesso che a volte sono andate via le mezz’ore per trovare una singola frase. Nei casi in cui il libro era edito da Einaudi, ho avuto a disposizione il pdf* e lì è stata una passeggiata: lo strumento cerca e via. Certo, non è stato facilissimo neanche in questo caso, perché comunque partivo dall’originale inglese e non sempre le parole che cercavo erano state tradotte come mi aspettavo io. Ma con i pdf non mi sono partite le mezz’ore, insomma. Nei casi in cui avevo a disposizione la versione e-book del libro è stata una pacchia. E per questo ringrazio il cugino F. Lui sa perché (cit.). In altri casi ancora ho chiesto aiuto alle preziosissime mailing list di traduttori. Un grazie particolare va ai membri di QWERTY. La terza difficoltà è quella forse più ovvia e allo stesso tempo sorprendente: non sempre i pezzi delle versioni italiane si adattavano alle considerazioni di Amis. Amis spesso si sofferma su determinate scelte linguistiche e lessicali o stilistiche dell’autore, che il traduttore magari ha deciso di rendere in modo tale per cui quelle considerazioni non hanno senso. Alla fine, insieme a Francesco Guglieri della redazione di Einaudi, abbiamo deciso in diversi casi di lasciare traccia nel testo tradotto anche dell’originale, in modo che alcuni ragionamenti di Amis non andassero del tutto perduti. Ma è stato davvero interessante vedere come in vari casi le scelte dei vari traduttori che ho citato facevano leggermente a cazzotti con i commenti di Amis. Con questo non voglio dire che si trattasse di errori o scelte sbagliate (ok, sì, non lo nego, ho trovato anche quelli, ma pochi, e comunque ci sta: si tratta di traduzioni vecchie magari anche di 50 anni): è proprio il discorso delle scelte, delle tante possibili vie che il traduttore si trova davanti quando lavora. In alcuni casi i miei colleghi del cui lavoro mi sono servita per completare la versione italiana di questa raccolta di saggi hanno fatto scelte traduttive che stanno in piedi perfettamente, hanno senso nel loro contesto e possono considerarsi riuscite, ma hanno dovuto tralasciare un particolare aspetto che magari è proprio quello su cui quel pignolo di Amis si è andato a fissare. In questi casi ci sono state ovviamente note esplicative e ove necessario anche ritraduzioni mie. Insomma traducendo questo libro ho avuto un’ulteriore conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che ogni traduzione, più dell’originale, contiene in sé in trasparenza anche tutte le scelte scartate. Ogni traduzione è quello che è e anche un po’ la nostalgia e il rimpianto di tutte le strade che ha dovuto scegliere di non seguire.

P.S.: qui un board Pinterest su questo libro.

* Tranne per le poesie di Philip Larkin, difficilissime da reperire, anche in biblioteca, e le cui edizioni Einaudi sono molto vecchie e delle quali, quindi, non esiste un pdf. In alcuni casi mi hanno aiutato altri traduttori grazie alle mailing list o addirittura Facebook, in altri è stato Francesco Guglieri di Einaudi a cercare le poesie in questione.

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One thought on “Tradurre La guerra contro i cliché di Martin Amis

  1. “Ogni traduzione contiene in sé in trasparenza tutte le scelte scartate”, sì, io non traduco letteratura eppure mi ci riconosco. Un po’ perché mi capita, leggendo libri tradotti (anche bene) di incontrare frasi o magari parole che mi portano a pensare “chissà l’originaloe com’era” e di riflesso il motivo di certe scelte piuttosto che altre; un po’ perché anche traducendo documenti legali (e ancor più, ovviamente, articoli e saggi in materia), succede che necessariamente una certa strada, una certa “necessità”, escluda altre possibilità che ti sembravano anche migliori ma che in quel contesto, per i motivi più vari, non andavano bene. Bell’articolo, che mi ha spinto anche a riflettere su cose che è sempre utile ricordare a se stessi🙂

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