I am on a lonely road and I am traveling

Lucia Berlin da piccola (immagine presa da http://tomraworth.com/luciaberlin.html)

Lucia Berlin da piccola
(immagine presa da http://tomraworth.com/luciaberlin.html)

Pensavo non mi sarebbe successo più. Ci è voluto un po’ di tempo, dieci anni circa, intervallati da qualche piccola oasi. Ma finalmente eccolo tornato: il piacere quotidiano di incontrarmi con il libro che sto traducendo.
Il libro si chiama A Manual For Cleaning Women; è una raccolta di racconti, alcuni molto brevi, di Lucia Berlin, un’autrice americana nata nel 1936 e morta undici anni fa. Il libro uscirà tra qualche mese per Bollati Boringhieri. Ed è bello, davvero bello.

Tradurre racconti mi piace molto più che tradurre romanzi. I racconti, quando sono riusciti, hanno un ritmo, una tensione che non li abbandona mai, cosa che raramente si può dire di un intero romanzo, anche se ben scritto. Traducendo certi romanzi ti pare quasi di sentire la voce dell’editor che dice all’autore: “Allunga un po’ qui, no, 250 pagine sono poche; e poi ricorda: show, don’t tell, non mi devi dire che il personaggio è preoccupato, me lo devi far vedere che aggrotta le sopracciglia. Se ci aggiungi un avverbio per specificare come le aggrotta è meglio”. Ecco, la voce di questo editor, Lucia Berlin, se mai l’ha sentita, l’ha mandata bellamente a quel paese.
Spero di non risultare spocchiosa o ingrata, né con questo voglio dire che nel corso degli ultimi dieci anni ho tradotto solo libri che non mi sono piaciuti (qualcuno, sì, eh). Ma un conto è amare e apprezzare un libro come lettrice, un conto è provare piacere nel tradurlo. Le motivazioni che legano o allontanano un lettore e un traduttore dal libro che hanno davanti non necessariamente coincidono, anche quando il lettore e il traduttore sono la stessa persona. Credo che un po’ lo stesso discorso valga per i musicisti che amano suonare determinati pezzi, magari non molto noti o non tra i più amati dal pubblico.
Tradurre può diventare un lavoro ripetitivo, meccanico. Ti trovi a ripercorrere strade che conosci troppo bene, ormai logore. Ti annoi. Quella monotonia che uccide qualsiasi entusiasmo. Quando vivevo a Dublino, negli ultimi tempi, non ne potevo più di percorrere sempre la stessa strada che mi portava al lavoro, e così cominciai a prendere stradine diverse, vie parallele, a fare piccole deviazioni, per uccidere la noia di vedere sempre gli stessi marciapiedi, gli stessi pub, le stesse insegne, gli stessi mattoni. Nel walkman (sì, avevo un walkman) c’era Blue di Joni Mitchell. Blue avrei potuto ascoltarlo in eterno (l’ho ascoltato in eterno), non mi stancava mai. Le strade per arrivare a un lavoro che non amavo più invece sì, l’idea di me che facevo ogni giorno le stesse azioni, ripetevo le stesse cose mi era diventata insopportabile.

Ecco, ultimamente avevo cominciato a sospettare che il mio rapporto con la traduzione, come il mio rapporto con Dublino e il lavoro che facevo lì, stesse mostrando la corda.
Ci sono cose nella traduzione editoriale che logorerebbero chiunque: le scadenze impossibili, le notti insonni, i ritardi nei pagamenti, le revisioni fatte male, le richieste fuori contratto da parte degli editori. E poi ci sono altre cose all’interno del testo, all’interno soprattutto dei testi di fiction in lingua inglese, che ti logorano in modo più subdolo. I traduttori ci scherziamo su Facebook, ci hanno scritto su post e articoli. Ma la verità è che certi stilemi – la pletora di verbi che indicano i movimenti del corpo o delle espressioni facciali (quelle che ti scervelli per non tradurle con espressioni che in italiano sfiorano il ridondante o il ridicolo), le temporali a iosa introdotte da “as” o “while” (quelle che ti impicchi per non tradurle sempre con frasi introdotte da “mentre” e “quando), le forme in “ing” a strafottere (quelle che fai i salti mortali per non tradurle sempre con dei gerundi) – non rispecchiano soltanto il modo diverso di scrivere e di parlare in inglese: sono cliché e sinceramente hanno rotto. Un lettore (che legga in inglese o in traduzione) forse ci fa meno caso, spesso è più preso dalla storia o da altri dettagli. Chi traduce, invece, chi ha questo contatto ravvicinato con la trama del testo, con i meccanismi e i bulloni che tengono in piedi l’impalcatura narrativa, a queste cose ci fa caso eccome e ogni tanto ha attacchi di déjà vu molesto o di nausea.

E così, quando ti trovi a tradurre un libro che non fa ricorso a cliché linguistici, in cui incontri un uso della lingua originale – originale non necessariamente perché bizzarro, ma perché personale, perché non figlio della piatta imitazione o dei dettami delle scuole di scrittura creativa – tiri un sospiro di sollievo.
Non sei tu che traduci a doverti sforzare di trovare ogni giorno strade nuove per combattere la monotonia di un lavoro che cominciavi a sospettare di non amare più, ma è l’autore stesso che ti porta su strade mai percorse, o su strade che conoscevi, ma di cui avevi dimenticato l’esistenza, o su strade che percorri sempre, ma che non ti stancheranno mai, come Blue di Joni Mitchell.

3 thoughts on “I am on a lonely road and I am traveling

  1. Grazie per questo post molto bello e molto vero. E grazie per avermi fatto scoprire una scrittrice che non conoscevo. Adoro i racconti e sono curiosissima di leggere questa raccolta. È il tuo compleanno, ma il regalo l’hai fatto tu a noi. Tanti auguri!

    Liked by 1 persona

  2. Adoro i racconti e sono sempre alla ricerca di nuovi autori, quindi ti ringrazio per il “consiglio”. Mi piacerebbe leggerli in entrambe le lingue, cosi’ da poter capire al meglio quello che dici sul modo di scrivere di quest’autrice.
    Anche se non ti conosco di persona, mi unisco alle commentatrici precedenti nell’augurarti buon compleanno, spero non ti dispiaccia🙂

    Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...