Il tempo perduto nelle ricerche

immagine presa da Nazione Indiana http://tinyurl.com/nr9u9dv

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Noi che abbiamo cominciato a tradurre dopo l’avvento della rete ci chiediamo sempre: ma prima come si faceva? Cose che noi risolviamo con una ricerca di tre minuti, ai traduttori di anche solo trent’anni fa richiedevano spostamenti fisici, veri e propri viaggi, ore in biblioteca, carteggi; sforzi che a volte risultavano comunque in incomprensioni e approssimazioni. Questo non vuol certo dire che il traduttore di oggi sia immune dagli errori di interpretazione, né che le sue ricerche siano sempre fruttuose o sempre brevi.
Ma a proposito del tempo e della fruttuosità delle ricerche in internet*, c’è una cosa leggermente diversa di cui vorrei parlare: non del tempo che perdiamo per fare le ricerche, ma del tempo in cui ci perdiamo – più o meno volontariamente – nelle ricerche, deviando dal percorso e dalla meta che ci eravamo prefissi per esplorare cose che non c’entrano una cippa col lavoro che dobbiamo svolgere. Più o meno volontariamente perché è facile dire che basta un po’ di autocontrollo per non perdere tempo a leggere siti che parlano degli usi e costumi degli ainu del Giappone, o delle installazioni colourscape, o della vita e le opere di Mauro Repetto dopo gli 883, o della presunta morte inscenata da Michael Jackson o Tupac Shakur, o profili Facebook pubblici di sconosciuti esemplari della più varia umanità che diventano improvvisamente affascinanti e complessi come personaggi di Dostoevskij. Non sono esempi a caso, questi: sono cose che mi sono realmente ritrovata a leggere e a ricercare con imbambolato entusiasmo mentre stavo lavorando a una traduzione, con una consegna incombente. La scintilla è stata magari un link scemo che mi faceva l’occhiolino su un sito realmente utile, o una mia libera associazione, un legame anche solo marginale col problema che dovevo risolvere.

La natura del fascino di queste ricerche involontarie – a proposito, urge un nome per questo fenomeno. O già esiste? – è un po’ la stessa del fascino perverso esercitato dalle pulizie di casa quando dobbiamo compilare il 730; è la procrastinazione che si fa arte. Ogni volta mi dico che riuscirò a impormi dei limiti e ogni volta mi perdo per minuti, per ore, in queste vie secondarie, che non portano da nessuna parte, ma che – ammettiamolo – sono pittoresche come le stradine di Salisburgo.

Sarebbe interessante** tenere traccia di questi inutili giri di Peppe e pubblicarli in qualche forma insieme al libro. Non come una NdT che illustra i percorsi che il traduttore ha seguito per arrivare a certe soluzioni, non un resoconto di tutte le ricerche spasmodiche che hanno portato a una resa che sembra semplicissima ma che in realtà nasconde lo stesso sommerso lavorio di gambe delle nuotatrici sincronizzate. Parlo di uno stradario della perdita di tempo, di una cartina con tutte le vie in cui il traduttore si è andato a infrattare semi-volontariamente, e che hanno comunque dato un loro misterioso contributo alla formazione del libro che il lettore si ritrova tra le mani.

Tu, lettore, non lo sai, ma nascosti nelle pagine del tuo giallo svedese, del tuo chick-lit, del tuo mattone d’autore, del capolavoro da Booker Prize, da Pulitzer, da Nobel che stai leggendo, ci sono i complottisti che negano l’allunaggio, ci sono le prove che Amanda Lear ha realmente cambiato sesso, ci sono gli sceneggiati Rai degli anni ’70, c’è Mauro Repetto vestito da Pluto, e soprattutto c’è il super io del traduttore che gli gridava dal balcone: “mo’ che torni a casa te gonfio”.

* sarà pure più corretto dire l’Internet, ma ammettiamolo, è una battaglia persa.

** interessante per me e per i miei colleghi affetti dallo stesso disturbo.

11 thoughts on “Il tempo perduto nelle ricerche

  1. Bell’articolo, devo dire che contribuisce notevolmente al fascino della professione, alla quale sto cercando di avvicinarmi! Mi succedono spesso queste cose mentre lavoro alla tesi in traduzione appunto. Dato che ho molto tempo a disposizione, mi perdo nell’Internet😉

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  2. Per me sono momenti di pura serendipità! Bellissimi momenti, se non fosse che poi ti rendi conto che è passata più di un’ora e non hai ancora deciso come tradurre la parola che stavi cercando. Sigh!

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  3. Ah, ma allora non sono l’unica a cui succede, mi consolo!😄 Beh, Internet è il covo delle distrazioni, ma io sono patologica, a me succede anche sfogliando il dizionario cartaceo: mentre cerco la pagina giusta mi perdo via a guardare altri termini, magari parole con un suono bellissimo, o espressioni idiomatiche di rara sintesi…che ovviamente non mi servono a nulla in quel momento!
    Secondo me succede perché il traduttore (o aspirante tale) è fondamentalmente un essere curioso, quindi queste deviazioni nei vicoli della conoscenza sono per lui un richiamo irresistibile…
    Però hai ragione, sarebbe divertente documentare questi percorsi😉

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  4. Concordo appieno.
    Quante volte quando devo tradurre un testo, un articolo o solo fare ricerche mi è capitato di perdermi nel labirinto di Internet. Ma, come mi è capitato all’ultimo esame di Traduzione Tedesca, a volte è anche dovuto all’impossibilità di trovare alcuni termini presenti nel testo e così, dopo tre ore, non si è ancora riusciti a terminare la traduzione. Non è facile trovare termini in tedesco, come mi è stato confermato da altri traduttori, anche se le tenti tutte.
    Sto iniziando a muovermi in questo meraviglioso mondo che è la traduzione e anche a me capitano spesso episodi come questi penso facciano parte dell’essenza del traduttore.

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