Bovindi

G.2A.-2008-The-Girl-in-the-WoodOltre un mese d’assenza da questo blog. Ma per gli insegnanti maggio e giugno sono mesi pesanti. E poi, soprattutto, c’è stato questo. Se non sapete cos’è OccuPay e se vi interessano il mondo dell’editoria e i libri, prendetevi qualche secondo per scoprire di cosa si tratta e magari seguitelo su Facebook e su Twitter.

Nel frattempo è uscito questo libro, del quale parlerò nel prossimo post. Oggi, invece, vorrei concentrarmi sul rapporto che un traduttore dovrebbe (secondo me) avere con i dizionari.  Dobbiamo prendere atto fondamentalmente di due cose: 1) il dizionario (per tutti, ma in special modo per un traduttore di narrativa) è solo una bussola; 2) i dizionari NON sono pensati per i traduttori di narrativa.

Ci conviene sempre cercare una parola sul vocabolario, anche quando pensiamo di conoscerne il significato. Ma perché?

1) Perché i falsi amici sono sempre in agguato. E per falsi amici non intendo solo una parola come actual che in pratica non vuol dire mai “attuale”, ma anche quei mezzi falsi amici subdoli, come la parola perverse, che a volte significano quello che pensi tu e a volte no. 2) Perché magari di una parola conosciamo una accezione, due, ok tre, va’. Ma siamo sicuri di conoscerle tutte? Sicuri di conoscere tutti i significati di una parola tanto carina, semplice, simpatica, acqua e sapone, alla mano come situation? 3) Perché nella lingua dalla quale stai traducendo, soprattutto se è parlata in vari posti del mondo, le parole possono avere significati anche molto diversi da quelli che hai imparato tu, anche se hai vissuto in uno di questi posti. Le differenze BE vs AE  tra purse, pants e chips, ok, le conosciamo tutti. Ma non esistono solo l’inglese americano e l’inglese britannico. Se un irlandese dice yoke siamo sicuri di poter tradurre con una delle accezioni di yoke che conosciamo? È anche vero che su un normale dizionario bilingue, anche quello più aggiornato, non troveremo tutte le varianti dell’inglese parlato nei vari luoghi in cui è lingua ufficiale, ma a tale scopo esistono dizionari specifici, soprattutto online.

Non è raro, però, che anche dopo aver trovato una parola e letti i vari significati elencati, continuiamo a non sapere come tradurla. Come dicevo, i dizionari non sono pensati espressamente per i traduttori*, e quindi non ti diranno mai che grunt non è sempre per forza grugnire o borbottare e che John shrugged non va per forza tradotto alla lettera, ma può diventare una locuzione avverbiale in cui di quello che fanno le spalle di John non si fa minimamente menzione. Come ci si può fidare di un dizionario che come se niente fosse ci dice che bilberry blueberry significano entrambi mirtillo o che deer indica un qualsiasi animale dei cervidi che noi in italiano chiamiamo con nomi specifici diversi? Come ci si può fidare di un dizionario che per mince pie non ti dà una traduzione ma una definizione di dodici parole?

Il dizionario non tiene conto, ed è giusto così perché non è quello il suo scopo, che la traduzione è fatta anche di perifrasi, di adattamenti, di prestiti, di spiegazioni, di omissioni, di approssimazioni, di sostituzioni, di straniamenti vs addomesticamenti.

Più o meno cinque anni fa chiesi ai miei contatti su Facebook di aiutarmi a trovare un traducente per la parola sideboard. Non ricordo che libro stessi traducendo e non ricordo nemmeno perché credenza o buffet non mi convincevano fino in fondo. Quello che ricordo è che un mio contatto si adontò perché non volli accettare il suo suggerimento basato sull’assunto “il dizionario dice così, quindi può essere solo così” e mi bannò. Se è vero amore vuol significa dover mai dire “mi dispiace” (whatever that means), tradurre significa non dire mai “è così perché c’è scritto sul dizionario”.

Nella Cantatrice calva di Ionesco c’è un personaggio che, dopo un’attenta osservazione di come vanno le cose attorno a lui, trae questa conclusione: se si sente il suono del campanello non bisogna aprire la porta perché dall’altra parte non ci sarà sicuramente nessuno; la porta va aperta quando non si sente suonare il campanello perché allora sì che troveremo qualcuno. Mutatis mutandis, anche il nostro rapporto col dizionario deve imperniarsi, per come la vedo io, su un (apparente) duplice paradosso: se pensiamo di conoscere una parola dobbiamo assolutamente cercarla sul dizionario; una volta trovata una parola sul dizionario è altamente probabile che non troveremo lì il modo in cui finiremo per tradurla.

* Ho nutrito per un breve periodo il folle sogno di compilare insieme ad altri traduttori un dizionario Inglese>Italiano pensato apposta per chi traduce testi non tecnici.

7 thoughts on “Bovindi

  1. Federica, Dio quanto hai ragione! Ho memoria della mia seconda traduzione di narrativa, la prima di un certo respiro, in cui ho commesso un madornale errore di cui mi sono resa conto solo dopo sei mesi e la traduzione del libro ‘gemello’. Errore, per giunta, presente nella prima pagina! Abituata a leggere BE ho scambiato banconote per conti e ho fatto posare al protagonista un fascetto di ricevute sul tavolo, pensando che fossero il ‘corpo del reato’ di una tresca smascherata. A mia discolpa, la mancanza di contesto sufficiente a comprendere il gesto, ma a una rilettura a distanza dell’intera traduzione me ne sarei dovuta accorgere. Di lì la mia abitudine ormai consolidata di ricercarmi la traduzione in almeno 4 dizionari bilingue online (mai sempre gli stessi, dipende dalla materia), almeno di un monolingue, anche taluni ‘trasversali’ come Urban Dictionary e, laddove tutto ciò non bastasse a chiarire i miei dubbi, far ricorso anche all’ausilio di un peer attraverso i forum. Ancora oggi, al pensiero di alcune mie leggerezze, vorrei sprofondare sottoterra e spero in questo modo di evitare di provare questa brutta sensazione troppo spesso.
    Grazie, Federica, per quest’altra perla di saggezza!

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  2. Bentornata. A dire il vero la stesura del “dizionario Inglese>Italiano pensato apposta per chi traduce testi non tecnici” è già cominciata, in formato wiki, a cura di Daniele A. Gewurz e di un gruppetto di colleghi; poi si è un po’ arenata perché non la si ricordava con regolarità. È ora di riprenderla in mano?

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