Un giorno questo non amore ti sarà utile

43499282.cachedHo consegnato da poco la traduzione di un vecchio libro di Martin Amis, uno di quelli della backlist che Einaudi ha cominciato a pubblicare negli ultimi anni. Si tratta di Success, un romanzo del 1978. Tradurlo è stata una fatica improba. È sempre così, per me, con Amis. Confessione: io Amis non lo amo. Non mi piace da lettrice, il suo cinismo mi fa star male e il suo pur notevole umorismo, per il tipo di lettrice che sono, non è sufficiente a redimerlo.

Il non amore per un autore è forse un po’ un tabù per un traduttore. Esiste un non amore, a volte un vero disprezzo e un vero odio da parte del traduttore, che nasce dal non vedere in quello che si sta traducendo un valore letterario. Ci capita di odiare la sciatteria e la pigrizia, le velleità artistiche, la superficialità psicologica. Chi di voi anche solo su Facebook ha uno o più amici che traducono libri sa di cosa sto parlando.
Con Amis, per me, non è quel genere di non amore lì. Io ne riconosco la grandezza, soprattutto come costruttore di frasi. Quello che a mio avviso tiene insieme i suoi libri è principalmente la perfetta architettura delle parole basata su equilibri inediti, tutti suoi, e che funzionano benissimo. Non troverete mai in Amis qualcuno che si stringe nelle spalle o annuisce a vanvera. Troverete di rado sostantivi e aggettivi accoppiati secondo i suggerimenti del dizionario delle collocazioni. E siccome mi capita di arrivare a odiare tutti i suoi personaggi, indistintamente (finti) buoni e (finti) cattivi, siccome io non trovo in Amis quella verità psicologica profonda e non mediata dal desiderio di stupire/sorprendere/respingere/sedurre/scandalizzare il lettore che invece per mio istinto cerco in un libro, quando traduco Amis mi aggrappo alle parole quasi svuotandole della loro carica narrativa. La storia, quando traduco Amis, passa decisamente in secondo piano. In un certo senso dovrebbe essere sempre così per noi traduttori, che non ci immergiamo in un libro per farci portare altrove, per farci trasformare: siamo noi che abbiamo il compito di prendere una cosa di peso e portarla altrove, trasformarla. Certo, se amiamo il testo, questa fatica (perché tradurre è un lavoro faticoso, e spesso noioso, ripetitivo e asfissiante. È un lavoro che riesce a essere bellissimo e allo stesso tempo orrendo) risulta meno improba.

Ma anche il non amore può servire. Prendiamo il caso di Amis. Il primo suo libro che ho letto è stato proprio Success, più o meno 25 anni fa, per un esame universitario e non mi è piaciuto. Ho letto poi Time’s Arrow mentre stavo preparando la tesi, così, per dargli una seconda chance. E niente, ho deciso che non mi piaceva e la mia storia di lettrice con Amis è finita lì. Poi, una ventina di anni dopo mi è stata proposta la traduzione di Lionel Asbo eDio, la fatica. Fatica che si è rinnovata per L’invasione degli Space Invaders per ISBN (e in questo caso unita all’amarezza per il pagamento ancora non pienamente corrisposto), per La guerra contro i cliché (qui per motivi diversi però) e per Il dossier Rachel. 

È la fatica di incontrare un mondo letterario e umano  che non ti somiglia e in cui come lettore non sceglieresti volontariamente di entrare. È la fatica di ammettere che non ci entri non perché non lo rispetti, anzi, ma perché istintivamente tutti andiamo verso quello che ci somiglia e ci rassicura e non verso quello che ci turba o ci contraddice. E Amis non mi somiglia, non mi rassicura e spesso contraddice alcuni aspetti della mia visione del mondo. Incontrare il diverso da te è sempre una fatica. Ma anche una grossa opportunità. Maneggiare parole e mondi non nostri è sempre utile, e quando ci costa fatica può esserlo ancora di più se ci concentriamo non tanto sulla fatica, appunto, ma su cosa ci guadagniamo alla fine. Una cosa su tutte che guadagno con Amis: un sacco di risate. Prima della consegna rileggo quello che ho tradotto magari settimane o mesi prima e rido di cuore di cose di cui normalmente non riderei, e mi stupisco io stessa di quanto sono riuscita a essere divertente, cinica e bastarda grazie a lui.

3 thoughts on “Un giorno questo non amore ti sarà utile

  1. Grazie, Federica, per avere scritto questo post così importante. Il tema della traduzione come accoglienza dell’altro mi sta particolarmente a cuore. Walter Benjamin diceva “Ogni traduzione è solo un modo pur sempre provvisorio di fare i conti con l’estraneità”. E, da quello che scrivi, tu sei maestra in quest’arte così difficile. Maneggiare ciò che ci repelle, prendercene cura e poi restituirlo intatto è una dote non comune.

    Liked by 2 people

  2. Non sono una traduttrice editoriale (purtroppo o per fortuna), ma mi rispecchio molto in quella definizione di lavoro “bellissimo e allo stesso tempo orrendo”. Mi è anche piaciuta molto quella considerazione sulla difficoltà e l’importanza di andare verso qualcosa che “non ci somiglia e non ci rassicura”.
    Un saluto
    Alexandra

    Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...