Senza fare nomi

1a105db976f875682d65f8ba942a61ecÈ davvero interessante, simbolicamente denso, paradigmatico fin quasi a sfiorare il banale cliché il fatto che la persona che ha scelto di trovare visibilità attraverso l’invisibilità e fama attraverso il nome di qualcun altro di lavoro, ufficialmente, faccia la traduttrice.

L’invisibilità del traduttore – vista tradizionalmente come un pregio – spesso coincide con la sua “capacità” di non problematizzare il testo, di mirare dritto alla scorrevolezza e spazzar via ogni possibile indizio che rimandi alla lingua di partenza e che al tempo stesso non renda le connotazioni della lingua d’arrivo troppo connotate e sbilanciate verso la personale esperienza del traduttore dal punto di vista storico o geografico.
La lingua di partenza di un libro tradotto, soprattutto nell’ambito della narrativa, è una realtà che tutti danno per scontata, ma che non deve mai trapelare per non distruggere l’illusione che il testo originale coincida in tutto e per tutto con quello tradotto. La lingua di una traduzione deve suonare vera senza sfociare nei regionalismi, viva senza rimandare alla biografia del traduttore.

In una traduzione letteraria la lingua di partenza e l’esistenza di realtà biografica, geografica e storica dietro l’idioletto del traduttore sono il segreto di Pulcinella che non va mai rivelato apertamente per evitare che la sospensione dell’incredulità venga distrutta dalla visione dei meccanismi, del dietro le quinte, della prosaicità del singolo uomo, della singola donna artefici della finzione, dallo scoprire la loro piccola storia reale dietro la Storia raccontata.

Sarà che quando ho scoperto che Babbo Natale non esisteva – avevo cinque anni – non mi si è infranto nessun mondo fatato, ma mi si è aperto un altro mondo ancora più interessante, sarà che amo risolvere puzzle, rebus, enigmi, gialli, sarà che quando vedo il dietro le quinte di qualsiasi cosa non mi deprimo ma mi esalto, sarà che mi scandalizzo molto difficilmente e mai, mai per la vita e l’umanità delle persone che invece mi interessano enormemente – sennò non farei i due lavori che faccio – ma in tutta questa faccenda trovo esaltante il fatto che finalmente il traduttore, anche se nelle vesti di autore, abbia un volto e un nome, fama e soldi (che non sono cose brutte e vergognose).

Vediamola come una sorta di rivincita per tutti noi traduttori che non facciamo che dolerci dei magri compensi che riceviamo e della nostra invisibilità.

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