Cinque propositi per l’anno nuovo

new-years-resolutionsA me piacciono i propositi per l’anno nuovo, mi piacciono le liste, mi piace l’idea di voltare pagina. Poi non fa niente se non riesco (quasi) mai a tenere fede a quello che mi ripropongo: mi piace credere per qualche giorno che stavolta ce la farò.

Ecco i miei cinque propositi per l’anno nuovo relativi al mio lavoro di traduzione:

  1. Non lavorare più di notte. Per lavorare di notte intendo tirare tardi fino all’una o andare a letto alle nove e mettere la sveglia alle 3. Non si può lavorare bene a lungo con gravi carenze di sonno sul groppone. Tutti i libri tradotti da me hanno le occhiaie. Se li guardate bene, in controluce, riuscirete a vederle, sotto chili di correttore.
  2. Leggere di più, soprattutto libri italiani, per acquisire parole, modi di costruire le frasi, soluzioni, architetture linguistiche che non fanno parte del mio bagaglio di base. Ho tanta voglia di leggere libri, ma allo stesso tempo i libri mi annoiano. Quasi tutti. Praticamente alle prime pagine. Li comincio piena d’entusiasmo e nel giro di qualche giorno li mollo. Non dico che debba prendere la lettura come un dovere e rimango convinta che il lettore abbia il diritto di mollare i libri, come diceva Pennac. Ma magari finirne ogni tanto uno non sarebbe male.
  3. Dire più spesso no: a traduzioni mal pagate, a libri che non mi piacciono, ai pagamenti che tardano mesi ad arrivare.
  4. Dire apertamente quando le cose non vanno e smetterla di sentirmi in colpa per le mancanze altrui: le revisioni fatte male, o con cambiamenti troppo arbitrariamente dettati dal gusto personale, inviate in ritardo, a ridosso delle vacanze, tre giorni prima dell’andata in stampa, con le correzioni non evidenziate, in scansione e non in formato Word o PDF e quindi inutilizzabili per la ricerca lessicale e per la revisione direttamente sul documento. Tutte cose che mi sono successe, per le quali non ho protestato o non abbastanza, e tutte cose per cui mi sono sentita irragionevolmente, masochisticamente un po’ in colpa. Se dici a un editore (o a un redattore) che imponendoti certe condizioni lavorative ti sta mancando di rispetto (non in questi termini, ma il messaggio che arriva è quello), probabilmente non ci lavorerai più, o almeno non nell’immediato futuro. Tanto di guadagnato in termini di dignità e salute mentale.
  5. Smettere di fare paragoni. Di solito i guru del self-help ti dicono di non paragonare i tuoi risultati con quelli di chi è più in gamba o più fortunato di te perché fa male all’autostima. A me sembra che lo sport preferito di noi traduttori (e non me ne chiamo fuori: la seconda frase tra gli esempi che seguono l’ho pronunciata con la mia bocca. Spoiler: il traduttore non si chiama realmente Tizio Bianchi) sia quello di guardare chi è peggio di noi: “Ma come, hanno di nuovo assegnato Grande Scrittore a Tizia Rossi che traduce con i piedi?”. “Tizio Bianchi è un calco sintattico vivente e le sue traduzioni vengono osannate dai Lettori Forti, ti rendi conto?”  “Ora scrivo alla Grande Casa Editrice del Nord e sottolineo punto per punto perché avrebbero dovuto assegnare la traduzione a un altro (tipo me, ma non per forza, eh, però tipo me) invece che a Sempronia Verdi che non ne azzecca una e che traduce solo perché è amica della Gente Fica”.

Avendo un solo libro in cantiere per il 2017, e per una casa editrice con cui mi sono sempre trovata più che bene, non dovrebbe essere difficile riuscire nei primi quattro propositi. Per quanto riguarda il quinto non posso giurarci, perché la lagna, il pettegolezzo e soprattutto il confrontarsi chi riteniamo meno bravo di noi sono cose che, a piccole dosi, danno le loro soddisfazioni. Soprattutto se le ammantiamo di sdegno e di discorsi sulla meritocrazia.

Scherzo.

Fino a un certo punto.

Buon 2017!

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One thought on “Cinque propositi per l’anno nuovo

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