Moviti femmu

96ebc6285cebb92f77a0ce089218edf9Lo sappiamo ormai da un pezzo che nelle opere di narrativa gli anglofoni si muovono più di noi. Se ne parla qui e ne parliamo spesso noi traduttori, quando incontriamo l’ennesima persona che moves uneasily in the chair, con i nostri colleghi, familiari e psichiatri. Nei corsi non si fa che ripetere che in una “buona” traduzione molti di questi gesti devono sparire e far posto alle corrispettive emozioni, sensazioni, pensieri, opere e omissioni che vogliono mostrare senza dirleContinua a leggere

La hýbris del traduttore

LynseydePaulIeri, mentre lavavo i piatti, ascoltavo il giornale radio su BBC Radio 4. Si parlava della morte di Lynsey de Paul, una cantante che non conosco. La speaker a un certo punto dice che qualcuno l’ha definita “a Renaissance woman”. E lì mi viene un colpo.
Mi ritorna alla mente un libro da me tradotto ormai due anni e mezzo fa, il cui protagonista viene si autodefinisce “Renaissance boy”. E ora sono sicura di aver sbagliato a tradurlo. Continua a leggere

I calchi e le influenze del traduttese sull’italiano letterario

4567004570_d7d9148e7d_zPer noi traduttori calco, di solito, è una parolaccia. Cerchiamo di evitare i calchi, ci vergogniamo quando il revisore ce li scova e ce li corregge, li consideriamo il distintivo del cattivo traduttore e della sciatteria linguistica in genere. Inutile dire che non tutti i calchi sono il male e che il calco – come il prestito, come alcuni errori invalsi nell’uso – è un elemento fondamentale nell’evoluzione di una lingua. Ma secondo quale criterio una lingua accetta alcuni calchi e ne stigmatizza altri?  Continua a leggere