L’Italia tradotta in italiano

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Ho da poco consegnato la traduzione di due romanzi – Katherine Carlyle di Rupert Thomson e  How To Be Both di Ali Smith – che si svolgono in parte in Italia.
Ora, molti di noi traduttori, quando ci troviamo a lavorare con un testo contenente riferimenti all’Italia e all’italiano ci infiliamo l’elmetto e ci prepariamo alla guerra. Continua a leggere

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Bovindi

G.2A.-2008-The-Girl-in-the-WoodOltre un mese d’assenza da questo blog. Ma per gli insegnanti maggio e giugno sono mesi pesanti. E poi, soprattutto, c’è stato questo. Se non sapete cos’è OccuPay e se vi interessano il mondo dell’editoria e i libri, prendetevi qualche secondo per scoprire di cosa si tratta e magari seguitelo su Facebook e su Twitter.

Nel frattempo è uscito questo libro, del quale parlerò nel prossimo post. Oggi, invece, vorrei concentrarmi sul rapporto che un traduttore dovrebbe (secondo me) avere con i dizionari.  Continua a leggere

Traduzione nella traduzione

Immagine presa da http://www.houstonpress.com

Immagine presa da http://www.houstonpress.com

In “Toda Luna, Todo Año”, uno dei racconti (bellissimi) di Lucia Berlin che sto traducendo, la protagonista sta a sua volta traducendo dei versi dallo spagnolo all’inglese.
Il racconto comincia così:

Toda luna, todo año
Todo día, todo viento
Camina, y pasa también.
También, toda sangre llega
Al lugar de su quietud.
(Books of Chilam-Balam)

Automatically, Eloise Gore began to translate the poem in her head. Each moon, each year. No. Every moon, every year gets the fricative sound. Camina? Walks. Shame that doesn’t work in English. Clocks walk in Spanish, don’t run. Goes along, and passes away. 

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E la chiamano estate

Alton Estate- Roehampton, ovvero la Colli Aniene di Londra (Immagine presa da Wikipedia)

Alton Estate- Roehampton, ovvero la Colli Aniene di Londra
(Immagine presa da Wikipedia)

Sto per consegnare alla redazione di minimum fax la traduzione di Thirst, secondo romanzo della scozzese Kerry Hudson. Se dico che è stato facile tradurlo mi sembra quasi di fare un torto all’autrice, ma mettiamocelo bene in testa: difficile  da tradurre ≠ bello da leggere. Almeno non sempre. Le difficoltà in una traduzione possono essere di vario tipo: citazioni difficili da cogliere e reperire, giochi di parole complicati da rendere in un’altra lingua, scrittura sciatta che se trasportata in italiano (che in letteratura è un po’ una lingua di provincia, nel senso anche buono del termine, le piace vestirsi bene e farsi ammirare, la tuta di felpa e scarpe da ginnastica le donano poco, o molto meno dell’inglese) è ancora più sciatta, riferimenti culturali astrusi, uso di termini ipergergali o dialettali.  Continua a leggere

L’italiano regionale nelle traduzioni

Canciegl - Castellone - Formia

Canciegl – Castellone – Formia

Questi pensieri nascono da una discussione su una mailing list di traduttori editoriali. Si parlava di come rendere in italiano il concetto dell’astinenza dalle droghe e se l’espressione “stare a rota” potesse essere percepita dai lettori come troppo romana. Ma questi pensieri si portano dietro anche tutta una serie riflessioni che vado facendo da almeno undici anni, da quando, cioè, ho cominciato a tradurre libri.
Dovete sapere che un cruccio costante, un riflesso automatico di traduttori e revisori è quello di evitare il più possibile espressioni regionali o che possano risultare oscure a una fetta di lettori. Non dico che è un dogma, esistono situazioni e tipologie di testi in cui la cosa è permessa, ma sono pochi; è un quasi dogma che a mio avviso può e forse deve essere messo in discussione. Continua a leggere

Tradurre La guerra contro i cliché di Martin Amis

Vaccheria Nardi - Tiburtino Terzo, Roma

Vaccheria Nardi – Tiburtino Terzo, Roma

È appena uscita per Einaudi una raccolta di saggi letterari di Martin Amis dal titolo La guerra contro i cliché. In effetti, i pezzi qui contenuti sarebbero articoli, recensioni e interviste che Amis ha scritto nell’arco di una trentina d’anni per quotidiani e riviste – e che in inglese sono stati già tutti raccolti in tre diversi volumi: The Moronic Inferno, Visiting Mrs Nabokov e The War Against Clichés, – più un articolo uscito sul Guardian per la morte di J.G. Ballard, suo mentore amato e odiato e vecchio amico di famiglia. Sarebbero articoli, dicevo, ma del saggio letterario questi pezzi hanno l’ampiezza, il respiro, la profondità. Continua a leggere

Scurdammc ‘o passat

è interessante leggere l'articolo dal sito da cui ho preso l'immagine:  http://www.salon.com/2010/09/22/present_tense/

interessante l’articolo dal sito da cui ho preso l’immagine:
http://www.salon.com/2010/09/22/present_tense/

Gli anglofoni sono fortunati: hanno il past simple che va bene indifferentemente per le cose successe due secondi fa o due millenni fa. Non c’è scelta, non c’è dubbio, non c’è differenza geografica che tenga: il past simple va bene per tutte le latitudini e per tutte le stagioni.
Invece noi abbiamo il passato prossimo e il passato remoto che fingono di svolgere due funzioni diverse (lasciando da parte l’imperfetto, che svolge davvero una funzione diversa), ma in effetti sono intercambiabili, e il loro uso, nella lingua parlata, non è determinato tanto dalla distanza degli eventi, quanto dalla provenienza geografica di chi parla. Continua a leggere