Cinque propositi per l’anno nuovo

new-years-resolutionsA me piacciono i propositi per l’anno nuovo, mi piacciono le liste, mi piace l’idea di voltare pagina. Poi non fa niente se non riesco (quasi) mai a tenere fede a quello che mi ripropongo: mi piace credere per qualche giorno che stavolta ce la farò.

Ecco i miei cinque propositi per l’anno nuovo relativi al mio lavoro di traduzione: Continua a leggere

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Senza fare nomi

1a105db976f875682d65f8ba942a61ecÈ davvero interessante, simbolicamente denso, paradigmatico fin quasi a sfiorare il banale cliché il fatto che la persona che ha scelto di trovare visibilità attraverso l’invisibilità e fama attraverso il nome di qualcun altro di lavoro, ufficialmente, faccia la traduttrice.

L’invisibilità del traduttore – vista tradizionalmente come un pregio – spesso coincide con la sua “capacità” di non problematizzare il testo, di mirare dritto alla scorrevolezza e spazzar via ogni possibile indizio che rimandi alla lingua di partenza e che al tempo stesso non renda le connotazioni della lingua d’arrivo troppo connotate e sbilanciate verso la personale esperienza del traduttore dal punto di vista storico o geografico. Continua a leggere

Confessioni di una disordinata seriale

Jimi-Hendrix-marijuanaA proposito della mia tendenza alla procrastinazione, mi sono sempre raccontata la storia che molti rimandatori seriali si raccontano, e cioè che in fondo io sono una che lavora meglio sotto pressione. È una solenne stupidaggine: sotto pressione si lavora da schifo, in termini sia di risultati sia di qualità della vita in genere. Eppure, per un lungo periodo, l’ansia del dover fare tutto in poco tempo è stata una specie di droga che mi dava l’impressione di operare con maggiore concentrazione e alacrità. Gli effetti collaterali però sono pesanti: stress, stanchezza cronica, senso di colpa, sindrome dell’impostore. Continua a leggere

Le correzioni

samuel-beckettTempo fa ho pubblicato questo post sul rapporto dei traduttori con i propri errori. È da un po’ che rifletto anche sul rapporto che abbiamo con gli errori altrui. Sarà una mia impressione viziata anche dalla bidimensionalità degli status e dei commenti sui social network, ma l’impressione che ho è che noi traduttori spesso prendiamo gli errori altrui come un affronto personale. Se avete un traduttore tra i vostri contatti Facebook, se avete anche solo me come traduttore tra i vostri contatti Facebook, avrete senz’altro letto numerose volte status tipo: “Ho appena sentito in una serie doppiata un personaggio che diceva ‘come se non ci fosse un domani’. Ho sfondato la TV a calci”; oppure: “Sono a pagina venti di un libro e ho già contato cinque refusi. Comincio a capire i nazisti che bruciavano i libri”. Continua a leggere

Un giorno questo non amore ti sarà utile

43499282.cachedHo consegnato da poco la traduzione di un vecchio libro di Martin Amis, uno di quelli della backlist che Einaudi ha cominciato a pubblicare negli ultimi anni. Si tratta di Success, un romanzo del 1978. Tradurlo è stata una fatica improba. È sempre così, per me, con Amis. Confessione: io Amis non lo amo. Non mi piace da lettrice, il suo cinismo mi fa star male e il suo pur notevole umorismo, per il tipo di lettrice che sono, non è sufficiente a redimerlo. Continua a leggere

Imparando anche a sanguinare

Sbagliando si impara. Traducendo si sbaglia tanto. E quindi traducendo, come logica sillogistica vorrebbe, si impara tantissimo. È vero, s’impara moltissimo. Ma non è un processo indolore: comporta sangue, bestemmie e figure di merda. Quando tengo un corso di traduzione ovviamente lavoro su testi tradotti da me, spesso sono cose già pubblicate, su cui ormai non si può più intervenire se non in un’eventuale ristampa. Continua a leggere

Come si diventa traduttori letterari

11220044_addio-ad-angelo-infanti-il-manuel-fantoni-di-borotalco-0I know why the caged bird sings 

Sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno
Jovanotti

Da un paio di anni, nel programma per gli esami di terza media, includo delle poesie brevi e facili da leggere e commentare, cose semplici di Emily Dickinson, e.e. cummings, Samuel Beckett, Walt Whitman, Charles Bukowski, Elizabeth Bishop, Robert Frost e altri. Quella che però ha avuto più successo di tutte, quella che ogni anno è stata scelta dalla maggioranza dei miei alunni è “Dreams” di Langston Hughes: Continua a leggere