Le vite di Lucia Berlin

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Ieri mi è arrivato il pacco con le mie copie di spettanza di La donna che scriveva racconti* di Lucia Berlin, edito da Bollati Boringhieri. Non l’ho aperto. Mi spaventa un po’ vederlo stampato. Provo un leggero fastidio a rileggere la mia traduzione nei racconti o negli stralci pubblicati in questi giorni online e sui giornali. Ho fatto questo board su Pinterest e in più di un caso, mentre ricopiavo gli incipit dei 43 racconti, mi sono chiesta con sincero sgomento: ma perché hai tradotto così?

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Le correzioni

samuel-beckettTempo fa ho pubblicato questo post sul rapporto dei traduttori con i propri errori. È da un po’ che rifletto anche sul rapporto che abbiamo con gli errori altrui. Sarà una mia impressione viziata anche dalla bidimensionalità degli status e dei commenti sui social network, ma l’impressione che ho è che noi traduttori spesso prendiamo gli errori altrui come un affronto personale. Se avete un traduttore tra i vostri contatti Facebook, se avete anche solo me come traduttore tra i vostri contatti Facebook, avrete senz’altro letto numerose volte status tipo: “Ho appena sentito in una serie doppiata un personaggio che diceva ‘come se non ci fosse un domani’. Ho sfondato la TV a calci”; oppure: “Sono a pagina venti di un libro e ho già contato cinque refusi. Comincio a capire i nazisti che bruciavano i libri”. Continua a leggere

Lavorare stanchi

Pause at work: cat sleeping on keyboard

Traduttore in pausa – fonte: http://tinyurl.com/j6ze6vn

Questo post non ha ovviamente la pretesa di avere un respiro sociologico, ma prende spunto da me, dalle mie esperienze e dalle mie vacanze di Natale che, come  del resto da una decina d’anni a questa parte, sono state delle vacanze dedicate interamente al lavoro e quindi da schifo.
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rocky-horrorIl tempo è una dimensione che esula dalle normali leggi fisiche per le persone il cui ritmo di lavoro è segnato dalle scadenze. Mi è capitato varie volte di essere sotto consegna nel periodo del passaggio dall’ora legale a quella solare (quest’anno no, grazie al cielo) e di aver lavorato proprio in quell’istante meraviglioso in cui dopo le 02.59 scattano di nuovo le 02.00. Quell’ora in più apre le porte di dimensioni parallele e dilatate in cui sono convinta di poter tradurre (e di aver effettivamente tradotto) libri interi nell’arco di una sola notte insonne.
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Un giorno questo non amore ti sarà utile

43499282.cachedHo consegnato da poco la traduzione di un vecchio libro di Martin Amis, uno di quelli della backlist che Einaudi ha cominciato a pubblicare negli ultimi anni. Si tratta di Success, un romanzo del 1978. Tradurlo è stata una fatica improba. È sempre così, per me, con Amis. Confessione: io Amis non lo amo. Non mi piace da lettrice, il suo cinismo mi fa star male e il suo pur notevole umorismo, per il tipo di lettrice che sono, non è sufficiente a redimerlo. Continua a leggere

Bovindi

G.2A.-2008-The-Girl-in-the-WoodOltre un mese d’assenza da questo blog. Ma per gli insegnanti maggio e giugno sono mesi pesanti. E poi, soprattutto, c’è stato questo. Se non sapete cos’è OccuPay e se vi interessano il mondo dell’editoria e i libri, prendetevi qualche secondo per scoprire di cosa si tratta e magari seguitelo su Facebook e su Twitter.

Nel frattempo è uscito questo libro, del quale parlerò nel prossimo post. Oggi, invece, vorrei concentrarmi sul rapporto che un traduttore dovrebbe (secondo me) avere con i dizionari.  Continua a leggere