Senza fare nomi

1a105db976f875682d65f8ba942a61ecÈ davvero interessante, simbolicamente denso, paradigmatico fin quasi a sfiorare il banale cliché il fatto che la persona che ha scelto di trovare visibilità attraverso l’invisibilità e fama attraverso il nome di qualcun altro di lavoro, ufficialmente, faccia la traduttrice.

L’invisibilità del traduttore – vista tradizionalmente come un pregio – spesso coincide con la sua “capacità” di non problematizzare il testo, di mirare dritto alla scorrevolezza e spazzar via ogni possibile indizio che rimandi alla lingua di partenza e che al tempo stesso non renda le connotazioni della lingua d’arrivo troppo connotate e sbilanciate verso la personale esperienza del traduttore dal punto di vista storico o geografico. Continua a leggere

Il mio nome è Nessuno

thumb.phpTempo fa, con Chiara Marmugi, avevamo immaginato una serie di pubblicità progresso per lanciare la campagna “Citiamo i traduttori”. In una di queste una persona entrava in libreria e prendeva un libro in traduzione. Il/la libraio/a o cassiere/a cominciava a parlare con il cliente del libro e a fargli domande sull’autore, sulla casa editrice, all’inizio con l’intento apparente di fare conversazione. Arrivati al nome del traduttore il cliente non sapeva rispondere: veniva buttato fuori dal negozio. Non so se uno spot del genere avrebbe potuto mai avere successo. (Comunque il ruolo del libraio io l’avrei proposto a John Cleese.) Continua a leggere